Intervista: Carla Rigato e le Affinità elettive

Mercoledi 30 settembre 2015 abbiamo incontrato l’artista Carla Rigato nel suo atelier di Montegrotto Terme. Un’occasione per conoscere la sua arte ed approfondire l’avventura di “Affinità Elettive” – mostra padovana di Maria Pia Camporese e Carla Rigato visitabile fino all’11 ottobre.

Appena entrati Carla ci avvisa che il suo atelier è “sguarnito”. Noi -non addetti ai lavoro – rimaniamo invece meravigliati dalle decine di quadri di varia grandezza che popolano lo spazio dell’artista. Ecco perché, per tutta la durata dell’incontro, abbiamo scherzato sul termine “sguarnito”, un termine che poco si addice all’atelier Rigato!

  • Notiamo che le sue opere sono contrassegnate dall’uso e dalla forza del colore e ci viene spontaneo chiederle quali sono le emozioni che vuole trasmettere attraverso l’uso dei colori.

«C’è sempre una profondità, una luce. E’ sempre un percorso. Quando realizzi il quadro, lo costruisco in base ai colori perché deve soddisfarmi dal punto di vista coloristico. Quando lo guardo, il primo pensiero che faccio è sempre un qualcosa che porta in un percorso spirituale, uno scoppio di reazione. Ed è difficile dare i titoli in questo senso.»

Carla ci accompagna al primo piano. E’ qui che lei dipinge e dà vita alle sue creazioni. Dall’arredamento al pavimento macchiato di colore, capiamo che è il cuore del suo atelier. In fondo ci indica la sua ultima opera: due tele che rimandano ad una zucca. L’idea è nata da una foto che la sua collaboratrice ha pubblicato sui social dal titolo “Inspiration”, immagina che l’ha ispirata nella realizzazione del quadro.

  • A destra troviamo l’ultimo quadro, mai finito, della sua amica Maria Pia Camporese. «A proposito della mostra “Affinità Elettive”, cos’ha significato per lei realizzarla?»

«Questa era la sua sedia, lei ha dipinto anche qui. Mi ha fatto molto piacere perché era una donna che faceva delle belle cose, una grande artista. Non era una passeggiata la sua arte. Questa è l’ultima opera che ha fatto. E parla di morte. Pensate che l’ha realizzata in un pomeriggio.»

  • Cambiamo argomento. «Cosa consiglierebbe ad un giovane che vuole diventare un artista, visti i tempi?»

«E’ meglio che si trovi un lavoro prima e che nel tempo libero faccia l’artista. Solo così, con più fatica, riuscirà a dare il meglio di sè. Io ho fatto molta fatica. Ho un albergo da gestire assieme alla mia famiglia. Ho iniziato il giovedì pomeriggio e solo da pochi mesi ho potuto permettermi un impiegato. Adesso dipingo stabilmente due volte a settimana. Anche se le mostre mi hanno portato via parecchio tempo, ora riesco ad coltivarne di più per me.»

  • Le chiediamo quindi quali sono i suoi progetti futuri.

«A novembre sarò presente alla fiera di Padova con la galleria La Teca. Ci sono già andata l’anno scorso. L’anno prima invece ero presente con la galleria ArTissima con la curatrice Silvia Pretz. Però per scaramazia non mi sbilancio di più. In ogni caso le cose poi vengono da sole. Anche per quest’anno non avevo grandi progetti e poi invece abbiamo avuto l’Expo e ho tenuto due mostre a Milano, una a Venezia e poi la personale. All’ultimo momento una mia amica mi ha contattato realizzare una mostra per un dottore che ha una farmacia molto grande. Ha già fatto delle piccole personali. E l’ho fatta anch’io, tanto che è ancora lì. Puoi fare delle mostre importanti come “Affinità Elettive”, e puoi farne anche sul territorio. Se la location è dignitosa perché non realizzarle?»

Parlando del suo passato, ci mostra alcune raffigurazioni di suoi quadri di anni fa dove l’arte era ancora molto figurativa, ma già si intravedeva il tipo di pennellata che stava cambiando. «Ero soddisfatta perché evidentemente la mia testa aveva bisogno di arrivare a quella zucca che vi ho mostrato prima.»

Ci racconta degli aneddoti di anni fa quando con una sua amica Maria Pia proiettavano le diapositive in studio, realizzando poi dei quadri, con risultati e prospettive diverse ovviamente.

Scopriamo che due anni fa ha partecipato ad Overplay – Evento Collaterale della 55^ Mostra Internazionale d’Arte “Biennale di Venezia” a Palazzo Albrizzi. Lo stesso anno è stata al padiglione Tibet con il mandala. «È stato molto bello, pieno di poesia, particolare perché abbiamo presentato il mandala ed i monaci tibetani l’hanno fatto con le sabbie colorate.»

  • «Ci racconti di quando ha partecipato alla 54^ Mostra Internazionale d’Arte “Biennale di Venezia – Padiglione Italia, Villa Contarini – Piazzola sul Brenta.»

«È stato quattro anni fa. Avevo esposto sia un quadro che una scultura. E’ partito tutto qualche anno prima in cui avevamo realizzato un evento a Palazzo Zuckermann “Sette Artiste una gatta una storia”. Il discorso era imperniato sulla gatta di viale Codalunga che è dentro al muro in memoria di un assedio fatto da Venezia alla Città di Padova. Padova issava sulle mura dei gatti che, miagolando, servivano a spaventare il nemico. Però erano anche simbolo delle donne. Per questo ogni artista ha lavorato ispirandosi alla gatta. Io avevo portato due grandi quadri “L’Urlo della Gatta” e “Silenzio fuori e dentro di te”. Ho portato anche un’installazione, la “Gatta Regina”. Dentro al gomitolo di acciaio che simboleggiava la forza, c’è il gomitolo verde che rappresenta la rabbia ed il rosso il dolore. Sono tutte emozioni che portiamo dentro di noi perché poi la gatta combatte, ma è anche donna, e se la donna è regina, è diventata anche la Gatta Regina. Non dimentichiamoci il gomitolo rosso: il gomitolo del gioco. In fondo è pur sempre una gatta.»

«I viaggi. Ci parli dei suoi viaggi.»

«Ho viaggiato in Cina, India, Birmania, Cambogia. La Cina e l’India sono i paesi che mi hanno ispirato nella realizzazione di alcuni quadri. Sulla Cina, ho creato “Lanterne Rosse” dal nome di un vecchio film e perchè è anche un simbolo per la donna. Ho fatto anche altri quadri che riprendevano senza volerli copiare dei segni che potevano sembrare la scrittura cinese. Dell’India mi hanno colpito i colori e le sue contraddizioni e controsensi. Ecco perché nei quadri ispirati a questo paese ho usato dei colori che riprendono i colori luminosi e poi li ho uniti al nero per simboleggiare il contrasto.»

Ci conduce nell’ultimo deposito del suo atelier dove conserva un’opera realizzata come omaggio al Gazzettino che rappresenta una bocca appoggiata a dei pezzi di giornale imprigionata ad una rete. Ci spiega i retroscena: «Ho avuto il periodo in cui dipingevo Venezia, le bocche, le onde. Anni fa c’è stata una mostra, una performance, il cui titolo era “Dialogica”. Io partecipai con quest’opera fatta con questo materiale, la bocca perché la parola passa attraverso la bocca. La rete indica che le parole come le notizie non sono sempre così libere.»

Con quest’opera si conclude il nostro incontro e la nostra chiacchierata con l’artista Carla Rigato, molto disponibile nel volerci parlare di sé e del suo percorso. Prima di salutarci non poteva mancare il richiamo “E per fortuna che il suo atelier è sguarnito!”.

Avete ancora qualche giorno per visitare la mostra “Affinità Elettive”, aperta fino a domenica 11 ottobre 2015 presso la centralissima Galleria Cavour a Padova. L’ingresso, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00, è libero.